giovedì 9 giugno 2011

Cambiamenti...

Volevo chiedervi scusa per i miei silenzi. Ho avuto un po' di problemi a riorientare la mia vita, perché ho scoperto che ora ho bisogno di un'impostazione molto diversa. Forse inizio a capire come funziona. Vi chiedo scusa per i momenti di ansia, e se ancora adesso ho momenti in cui mi allontano da voi. Apprezzo la vostra pazienza. Vi voglio bene. Un abbraccio grande a tutti voi.

mercoledì 11 maggio 2011

ARIA

In questi giorni di linfoma in progressione (lieve), bronchite e nuovi farmaci, sto facendo un'esperienza particolare: mi sto rendendo conto di quanto sia importante l'aria.
Quante volte mi è capitato di vedere pazienti in "fame d'aria": per l'asma, per l'edema polmonare... che brutta sensazione! Già soltanto a vederla negli altri.
Ma respirare giorno dopo giorno, ora dopo ora, con cautela per non scatenare la tosse... far fatica a dormire, camminare, parlare, cantare... era un'esperienza che ancora mi mancava. Non invidio gli asmatici.
E il pensiero va anche alle cose che desideriamo, o che spesso diamo per scontate, proprio come l'aria: l'affetto delle persone a cui vogliamo bene, il lavoro e la sicurezza... Se desiderassi Dio come desidero l'aria, come sarebbe la mia vita?


sabato 23 aprile 2011

Silenzio

Oggi è Sabato Santo. Il giorno del Grande Silenzio.
Mi ha sempre fatto un po' impressione quando, gli anni scorsi, entravo in chiesa il Sabato Santo. Il tabernacolo aperto, vuoto. Non sai neanche verso cosa pregare, tantovale pregare a casa o per la strada.
Quest'anno è particolare. Mi risuona nelle orecchie la dottoressa che mi diceva il risultato della mia biopsia midollare: "Il midollo è vuoto..."
Eppure ora sembra che le cellule del donatore, chissà perché, riprendano a funzionare. Non faccio trasfusioni da tre settimane...
E così quel tabernacolo vuoto, che stasera si riempirà di vita nuova.

Ho fatto e sto facendo silenzio, nel blog e non solo, in questo mese che sono a casa.
Tante cose da imparare di nuovo. Fatica. Piccole conquiste, che poi tanto piccole non sono: alzarmi da sola, camminare un po'... Convivere col limite e dipendere da altri per cose fondamentali, e al tempo stesso cercare di ricostruire pian piano la mia autonomia. Timidamente, ogni tanto, pensare al futuro un po' più lontano, progettare, immaginare...
Alcuni mi dicono che mi vedono "un po' giù". Può essere. Può essere lo strascico della fisiologica depressione che mi è venuta quando, dopo tre mesi di ospedale, sono tornata a casa ("Ma non dovresti essere contenta?": certo, ma non dipende da me...). È vero, non ho l'entusiasmo e forse neanche la serenità che avevo prima del ricovero. Oltretutto quando il corpo non è in forma anche l'umore ne risente. Credo che sto vivendo il "mio" silenzio. Quel tempo sospeso, in attesa che arrivi il momento della Resurrezione. Sta arrivando, pian piano. Ma per ora il silenzio va bene, mi piace, è caldo, accogliente, tranquillo. Lasciare che le cose facciano il loro corso con i loro tempi, che non sono i miei.
Preparandomi, pian piano, a iniziare anche io una vita nuova.
Buona Pasqua a tutti!

mercoledì 23 marzo 2011

Il sole sulla collina

Da qualche giorno riesco ad alzarmi in piedi, fare qualche passetto (sempre con l'aiuto di qualcuno) e stare seduta sulla comoda, che poi quando la uso io è solo una normale sedia coi braccioli, forse un po' più alta e a cui aggiungo anche un cuscino visto che dopo tre mesi il mio sederotto non è più abituato a giacere su superfici rigide. Riesco a starci per periodi limitati (la schiena ha risentito dei tre mesi a letto) ma sempre più lunghi: preparazione per poter stare un po' a lungo in giro in carrozzina e, soprattutto, rafforzare la muscolatura e riprendere a camminare. Così anche se a letto sarei molto più comoda stringo i denti e sto qui seduta.

Guardo dalla finestra. Il mio reparto è dalla parte di via Genova, quindi tra qui e il Po e collina c'è di fatto tutto l'ospedale. Però siamo al quinto piano e nessun'altra palazzina dell'ospedale è così alta, quindi dalle finestre vedo una distesa di tetti e poi la collina; sulla sinistra, piccola piccola, si vede addirittura la basilica di Superga. C'è il sole oggi. Neanche una nuvola.
Tra me e la collina tutti questi tetti con sotto malati, infermieri, medici, gente che soffre o muore, gente che si fa tranquillamente gli affari suoi, studenti e specializzandi... Al di là, la vita "normale", uffici e negozi, si vede l'enorme insegna della SAI, immagino il traffico, la gente che lavora o fa la spesa, le mamme coi passeggini, gli studenti nei giardini del Valentino...
Tra poco andrò a casa. Porterò queste immagini e sensazioni con me. Ma senza rimpianti. Non vedo l'ora di andare a casa. Di tornare anche io ad avere una vita normale, l'incontro con gli amici, uscire quando vuoi, dormire nel tuo letto. Ora tutto questo è a portata di mano. Continuerò a vedere la collina di Torino, un po' più lontana, ma il mio orizzonte sarà la collina di Rivoli e il suo castello, e dietro le montagne e il Monviso ancora tutti bianchi, con dei tramonti che tolgono il fiato.
Sono contenta ci sia il sole in questi giorni. È bello iniziare le fasi nuove della vita sotto il sole.

sabato 19 marzo 2011

Il nostro posto non è sulla sommità del monte Tabor ( Don E. Tessore)

Dopo averci invitato, nella Liturgia della prima domenica di quaresima, ad affrontare con coraggio le tentazioni, la Parola di Dio ci esorta, oggi, a salire sul Tabor per contemplare la persona del Cristo scrutando e meditando il mistero della sua Trasfigurazione.
Non si tratta di un'impresa facile da parte nostra. don bosco era solito dire che in Paradiso non si va in carrozza.
A Gesù non ci si avvicina tra feste e bagordi, ma solo passando sotto le forche caudine della disciplina, della voglia di camminare, della capacità di coltivare ed apprezzare il silenzio da riempire con la preghiera, del distacco da tutto ciò che pretende di ingessarci nell'immobilismo o di surgelarci in tradizioni fatte di niente e dell'ascesi della coerenza della condotta.
La Scrittura di questa domenica a ci presenta alcuni personaggi a cui ispirarci per vivere bene la Quaresima: Abramo, Paolo ed i tre apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo. Abramo è il nostro padre nella fede. Viveva tranquillo e beato nella sua Ur circondato dalla stima dei suoi conoscenti godendosi un'agiata ricchezza fatta di armenti e di vaste proprietà terriere. Le sue ancestrali divinità lo proteggevano non lasciandogli mancare nulla. L' incontro con Jahweh, il Dio vivente, gli rovina l'esistenza: "Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che ti indicherò".
Santuario della Madonna di Oropa
E' lo sradicamento più radicale. Dio non ammette commistioni affettive ed esistenziali che tarpino la nostra libertà. Il cuore indiviso è il prerequisito ineliminabile della fede. Ci sarebbe più di un motivo per mandare Dio a spasso e continuare a vivere beatamente la propria quotidianità che, anche se non assicura la piena felicità, almeno garantisce una vita senza eccessivi patemi d'animo. Abramo non discute. Semplicemente accoglie l'invito e parte verso l'ignoto fidandosi delle promesse divine. E' facile intessere panegirici sul comportamento di Abramo, è difficilissimo imitarlo.
Quanti di noi, preti, frati e monache in prima linea, sono disponibili a dare un calcio alle loro sicurezze terrene, tanto vituperate a chiacchiere, per prendere il largo verso nuovi orizzonti fatti di solidarietà, condivisione, nuovi modi di relazionarsi e di vivere? Paolo, nella sua seconda lettera a Timoteo, evidenzia un altro amaro aspetto che deve caratterizzare l'autentica persona di fede: la capacità di soffrire per il Vangelo certi solo dell'aiuto che proviene dalla forza di Dio. Assetati di applausi e di riconoscimenti come siamo, spesso ci illudiamo che il bene che compiamo sia esclusivamente dovuto alla nostra augusta persona.
Quanti coccodè e chicchirichì fanno da sottofondo allo pseudo annuncio del Vangelo. Quanti Eminentissimi, Eccellentissimi, Reverendissimi e Reverendissime svolazzano a starnazzano nei presbiteri e nelle sacrestie e quanti pochi Pietro, Giovanni e Giacomo che arrancano dietro il veloce ed agile passo di Gesù lungo la ripida ascesa del Tabor della coerenza e della credibilità!
Quanti tsunami di inutili ciance si sono abbattuti sulla trasparente semplicità del messaggio evangelico…Quello che meraviglia e spiazza in Gesù è il fatto che non richieda ai suoi apostoli la santità: Pietro è un testone, fifone e traditore; Giovanni e Giacomo sono due incalliti arrivisti assetati di potere e di posti collocati in bella evidenza per essere da tutti ammirati. Se ad essi aggiungiamo lo scettico Natanaele, l'avido Matteo, l'incredulo Tommaso, il traditore Giuda, dobbiamo concludere che la sua compagnia non era costituita da candide verginelle.
Eppure tutti, tranne uno, trovarono dentro di sé il coraggio di fidarsi di questo misterioso, ed a volte incomprensibile ed inquietante Messia, e di partire per seguirlo su cammini che li portarono molto lontano sulle strade del mondo fino a pagare con la vita, eccettuato Giovanni, il loro incondizionato amore a Cristo e la loro più totale dedizione a Lui.
La Trasfigurazione non possiamo trasformarla in una specie di "canna" spirituale che inebria e riempie di benessere e di felicità apparente. Il nostro posto non è sotto le tende piantate sulla sommità del monte Tabor per goderci la tranquillità e respirare beatamente a pieni polmoni. Dobbiamo discendere dal cocuzzolo e, diversamente da quanto raccomandato allora da Gesù, abbiamo l'obbligo morale di testimoniare con la vita, e gridare a tutto il mondo, il fatto storico che Lui è "risorto dai morti".
Se non lo facciamo, molto presto, non saremo altro che pula che il vento disperde e che la storia archivia nei polverosi scaffali dell'oblio.

D. Ermete TESSORE sdb
da: http://www.donbosco-torino.it

sabato 12 marzo 2011

Rompo il silenzio...

Dopo tanto tempo di silenzio, torno a scrivere proprio nel tempo del silenzio.
Le vie del Signore, a quanto pare, non sono le nostre vie. Non quelle che immaginiamo: un tranquillo trapianto, convalescenza a casa e poi i controlli.
Complicanze. Graft precoce, trapianto che non attecchisce, aplasia prolungata, polmonite bilaterale, autotrapianto, pneumotorace...
Mi riprendo pian piano. Di intere settimane non ho quasi memoria, sensazioni confuse, affanno e dolori e insieme una serenità che non so dire. Mai mi sono sentita sola. "Ora e nell'ora della nostra morte", mi dicevo: se sto per morire Maria è qui. E non era una brutta sensazione.
Poi pian piano è tornato il "mondo". Ma quanto diverso! Diverso perché sono cambiata io.
Tempi lunghissimi e complicanze. Mi sento lontana dalle "fonti" che mi hanno sempre dato forza, e sono sempre più convinta che a sostenermi sia la preghiera di tutti quelli che pregano per me, perché io sono davvero tanto, tanto stanca.
Mi rendo conto che la mia vita è cambiata davvero. Difficile tornare alle forze di prima. Mi ritrovo a dover reimparare tutto: stare in piedi, andare in bagno, camminare... figuriamoci fare la vita frenetica di prima!
"Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: sia benedetto il nome del Signore!"
Il Signore chiede: ma non sappiamo cosa. Prego (prego?) perché i limiti che vivo mi aiutino a vivere il vero senso della Quaresima, ma non so se lo sto facendo davvero o superficialmente. A volte vado solo avanti, un giorno e poi un altro, aspettando che alcune parti del mio corpo migliorino abbastanza da potermi permettere di migliorare le altre e andare a casa. Convalescenza. Sembra una cosa lunghissima, faticosissima e lontanissima.

Mi ritrovo a dover rimotivare, di nuovo, la mia vita e la mia voglia di guarire. A dover fare nuovi progetti, sapendo perdipiù che sono del tutto ipotetici, perché il linfoma è sempre lì.
Mi sembra, come sempre, che questa sia la cosa per me più difficile: aspettare. A chiedere aiuto e adeguarmi ai cambi di programma ormai ho quasi imparato. Ma aspettare, e imparare con pazienza, è difficilissimo per me.

Ogni tanto mi demoralizzo un po'. Tutti subito a cercare di "tirarmi su". Io credo sia normale avere alti e bassi di umore, nella mia situazione e coi farmaci in scalo. Ma spero anche io che mi torni la voglia di fare, lottare, combattere. Nel frattempo, abbiate pazienza se non sono, come prima, vivace o piena di grinta o ... Datemi tempo. Work in progress – Lavori in corso: prima o poi sarà molto meglio.

sabato 19 febbraio 2011

Ritenta....

Alba molto sfuocata dal mio letto delle Molinette...ma in genere gli inizi e le rinascite sono sempre un po' confusi... Consideriamolo un esperimento.
Buon giorno a tutti!!!

domenica 30 gennaio 2011

Ricominciare

Continua l'attesa... dopo problemoni blackout e problemini la parte cinica migliora, e allora ho pensato di “stimolare” i piccoli krukketti bianchi (e me stessa...) col testo di una bellissima canzone dei Gen Rosso in concerto per la pace. Niente video o audio, se li volete cercateveli, e comunque se vi piacciono solo le canzoni e musiche “allegre” una volta tanto accontentatevi... io oggi arrivo qui.
Un abbraccio a tutti e BUONA FESTA DI DON BOSCO!
Cla

Ricominciare è come rinascere.
È rivedere il sole in un giorno di libertà.
È credere che la vita si rianima davanti agli occhi suoi
senza oscurità.
È capire
che tutto ancora puoi sperare,

Ricominciare è come rinascere
all'ombra di un passato che ormai non torna più,
è ritornare semplici
cercando nelle piccole cose la felicita,
è costruite ogni attimo il tuo domani,

Ricominciare è come dire ancora si alla vita
e poi liberarsi e volare
verso orizzonti senza confini
dove il pensiero non ha paura,
è vedere la tua casa
diventare grande come il mondo.

Ricominciare
è credere all'amore
e sentire che anche nel dolore
l'anima può cantare
e non fermarsi mai.

sabato 1 gennaio 2011

GIORNO UNO

Ieri era il mio “giorno zero”.
Il giorno in cui ho ricevuto le staminali di un generoso ragazzo tedesco di 19 anni che nemmeno mi conosce, che forse mi ha salvato la vita. Che sicuramente mi ha dato l'unica speranza che potevo ancora avere.
Il mio "albero di Natale"

Anno nuovo, midollo nuovo. Battuta forse un po' scontata. Ma quell'”anno nuovo, vita nuova” è un augurio che per me quest'anno contiene una speranza che non so dire.

Speranza perché la generosità è ancora presente al mondo, nonostante quello che vogliono farci credere. Sono convinta che il mondo vada avanti proprio grazie ai fatti concreti di chi decide ancora e nonostante tutto di amare, di fidarsi, di creare una famiglia e fare dei figli, di dare qualcosa di sé: il proprio tempo nel volontariato, il proprio sangue, le proprie staminali.

Speranza perché non so le motivazioni che hanno spinto questo ragazzo al suo gesto. Non so se l'ha fatto per fede o pura umanità. Ma sono convinta che le due cose si identifichino: là dove ci sono valori profondamente umani, è perché sono dati da Dio che ha creato l'uomo. Ci ha fatti così. E questo unisce e unirà sempre chi crede e chi non crede: la ricerca dei valori umani più profondi.

Speranza perché a salvarmi è un ragazzo di 19 anni. E di questi tempi in cui i giovani sono spesso visti come un “problema” e persino il nostro presidente Napolitano deve ricordare a tutti che invece sono un'opportunità che chiede solo di avere la sua possibilità (grande!), un ragazzo di 19 anni fa una cosa così. Alla faccia di tutte le marionette che si credono importanti perché passano 5 minuti in tv. Non sono loro che cambiano il mondo, non saranno amate perché sono conosciute. Questo ragazzo avrà sempre qualcuno che pensa a lui con gratitudine, che prega per il bene suo e di chi ama.
Le "mie" staminali nuove!!!!

Ieri era il “giorno zero”, oggi è il “giorno uno”.
Mi piace l'idea: lo zero resta lì da solo, l'uno è l'inizio di una serie.
Se il neonato si fermasse al primo respiro staremmo freschi...
E poi, neanche a volerlo, è sottolineato dalla data: 1/1/11, una sfilza di uno che mette allegria!!!
Oggi è il giorno uno della mia vita tutta nuova.
Buon anno a tutti!!!

venerdì 24 dicembre 2010

L'inizio di un nuovo inizio

Finalmente, dopo tanta attesa, eccomi qui. Centro Trapianti di Midollo.
Riflettevo in questi giorni che, se attendessi Gesù per Natale come ho atteso questo ricovero e questo trapianto, vorrebbe dire che davvero ho fede.
Inizia quindi la mia cronaca di questi giorni, di questo periodo così particolare.

Stanza numero 2.
Un letto, due comodini (niente armadio, la pulizia così è più facile), un tavolo col televisore, un'asta per le flebo. Il bagnetto tutto mio, con una doccia semi-vasca stranissima come non ho mai visto da nessuna parte. Due finestre da cui vedo la collina, oggi stranissima per la pioggia e la nebbia di questa giornata uggiosa. Credo che nelle belle giornate vedrò l'alba.
Sono arrivata ben attrezzata. Computer, cellulare, lettore dvd, iPod e casse, Nintendo DS, lavori di uncinetto e ricamo, persino un e-book che le mie cugine mi hanno regalato per Natale e che ieri ho ben caricato coi miei libri preferiti. Con tutti i mezzi di comunicazione che ho, parlare di "isolamento" mi sembra un po' strano. Eppure la porta è chiusa, e da quando un'ora fa è uscito l'OSS che ha preso le ordinazioni per i pasti di domani (su palmare... speriamo che i pasti siano all'altezza della tecnologia usata per ordinarli!) non si è visto nessuno...
A me l'isolamento non dispiace. Sono attrezzata per affrontarlo, e non solo perché ho una quantità di "cose da fare". Mi rendo conto che per la maggior parte delle persone è difficile stare da sole, che hanno proprio bisogno di "contatto". Io non mi ritengo un'asociale, ma so stare da sola, e anzi ogni tanto ho proprio bisogno di stare da sola. L'isolamento non mi spaventa. È tempo per me stessa. È necessario, se voglio avere qualcosa da dare agli altri.
Questo isolamento poi mi prepara a ricevere il trapianto di midollo. È una cosa strana da pensare. Per poter guarire deve morire una parte di me. Per poter tornare a vivere normalmente in mezzo agli altri devo allontanarmi da tutto e da tutti per un po'.
È bello, questo ricovero alla vigilia di Natale. Non solo perché l'ho aspettato tanto, ma anche perché mi permette di vivere l'ultimissima attesa prima del Natale con calma, nel silenzio (a parte la ventola dell'aria condizionata e pressurizzata che credo non taccia mai qui dentro...). Dio si è fatto uomo per condividere la vita degli uomini. Anche la mia, qui dentro. Anche nell'isolamento, non sono sola.

martedì 23 novembre 2010

Qualche buon motivo per vivere e lottare...



Gli amici di sempre, gli abbracci più lunghi
la musica, i libri, aprire i regali
i viaggi lontani che fanno sognare
i film che ti restano impressi nel cuore
gli sguardi e quell'attimo prima di un bacio
le stelle cadenti il profumo del vento
la vita rimane la cosa più bella che ho..

Una stretta di mano, tuo figlio che ride
la pioggia d'agosto e il rumore del mare
un bicchiere di vino insieme a tuo padre
aiutare qualcuno a sentirsi migliore
e poi fare l'amore sotto la luna
guardarsi e rifarlo piu forte di prima
la vita rimane la cosa piu bella che ho

E da qui
non c'è niente di piu naturale
che fermarsi un momento a pensare
che le piccole cose son quelle più vere
e restano dentro di te
e ti fanno sentire il calore
ed è quella la sola ragione
per guardare in avanti e capire
che in fondo ti dicono quel che sei

è bello sognare di vivere meglio
è giusto tentare di farlo sul serio
per non consumare nemmeno un secondo
e sentire che anche io sono parte del mondo
e con questa canzone dico quello che da sempre so
che la vita rimane la cosa più bella che ho

E da qui
non c'è niente di più naturale
che fermarsi un momento a pensare
che le piccole cose son quelle piu vere,
le vivi le senti e tu
ogni giorno ti renderai conto
che sei vivo a dispetto del tempo
quelle cose che hai dentro le avrai al tuo fianco
e non le abbandoni più
e non le abbandoni più
dicono chi sei tu

sabato 20 novembre 2010

Persone speciali

Stamattina a Torino c'è una gran nebbia. Parto ben coperta, la macchina si scalda in fretta per fortuna. A Pinerolo il cielo si apre, montagne splendide piene di neve, il Monviso si staglia contro un cielo azzurro blu chiaro e pulito, il sole splende luminoso e caldo. Passo Pinerolo e ho la conferma di essere sulla strada giusta quando, alla prima rotonda all'ingresso di Villar Perosa, vedo un cartello: ADMO.
Il navigatore mi porta sicuro alla via giusta anche se si perde un po' sul numero civico, ma non ce n'è bisogno: anche sulla facciata di Casa Marisa c'è il logo ben visibile. Sono nella nuova sede dell'ADMO Piemonte.
Mi accoglie Raffaella, la coordinatrice regionale ADMO. Mi sembra che ci sia subito simpatia, ci si intende, capisce la mia esperienza. Quasi subito arriva anche Mario Bella, che tra l'altro è anche zio di Raffaella. Mario Bella è uno dei fondatori e forse il motore principale dell'ADMO Piemonte (e non solo), da quello che ho letto prima di venire qui. Suo figlio Rossano è morto di leucemia vent'anni fa, senza poter arrivare al trapianto, unica terapia che avrebbe potuto dargli una possibilità. E ha lasciato una lettera lucida, commovente, che terminava con le parole: "per amor di Dio non fate che la mia morte non serva a nulla, combattete la leucemia." Il sottolineato è nell'originale. Un mandato a cui Mario non è mai venuto meno. Il dolore per la perdita di Rossano, e il desiderio profondo che meno persone possibile debbano vivere la stessa sofferenza, è stato ed è il motore di Mario, di Raffaella (Rossano era suo cugino) e di tante persone che hanno dato tempo (e molto altro) per l'ADMO.
Mi mostrano Casa Marisa: una casa ristrutturata che a quanto ho capito a breve sarà pienamente utilizzabile. Al piano terra l'ufficio ADMO, una sala di rappresentanza e riunioni, una piccola stanza con la cucina in cui chiaccherare con tranquillità, i magazzini. Al piano superiore quattro camere trasformate in mini-alloggi per i malati e le loro famiglie: chi viene da lontano e non sa dove andare, chi ha bisogno di un po' di "aria buona" dopo terapie lunghe e pesanti, qui troverà un ambiente accogliente.
Mi colpisce la sala riunioni, e non solo perché è bella. La chiamano "Sala dei Volontari", è dedicata ai volontari di Villar Perosa, ci sono dei quadri e alcune sculture fatte da Mario Bella. Mi dice: "A me hanno insegnato così, per me il primo volontario è Cristo". E indica una statua in legno che rappresenta il volto del Cristo sofferente. L'ha fatta lui.
Mario Bella va via, ma rimango ancora a lungo a parlare con Raffaella. Così a lungo che alla fine andiamo anche insieme a pranzo, un panino al bar, ma mangiato con calma e tranquillità. Ci raccontiamo le nostre esperienze, le motivazioni che ci spingono a fare quello che facciamo, i modi in cui viviamo e sentiamo alcune cose. Ho modo di raccontare tanto di quello che provo, e lei ascolta, e racconta a sua volta. Mi spiega come si svolgono gli incontri nelle scuole a cui vorrei partecipare in attesa del trapianto. Non vedo l'ora di esserci, di sperimentarli dal vivo.
Finisce il panino, torniamo alla mia macchina. Un ultimo scambio di parole, un ultimo saluto e riparto. Non mi sbagliavo pensando che oggi avrei conosciuto persone speciali.

martedì 9 novembre 2010

Il mio elenco

Ieri sera c'è stata la prima puntata di "Vieni via con me", una trasmissione che entrerà nella storia della televisione. Motivo ricorrente della trasmissione sono gli elenchi, che persone di tutta Italia hanno inviato al sito della trasmissione (da leggere!).
Io stasera ho voglia di fare il "mio" elenco: le cose belle che ho visto in questi giorni. Le cose per cui sono orgogliosa di vivere in Italia, sono orgogliosa delle persone che conosco e del mondo in cui vivo.

- Il ragazzo che aiutava una signora anziana ad attraversare la strada vicino al gommista
- La famiglia di amici che ho incontrato oggi pomeriggio: mamma papà tre ragazzi in affido più una giovane e la sua bellissima bimba in "accoglienza temporanea" più un cane goloso... e una tra le merende più piacevoli degli ultimi tempi
- Scrivere all'ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo) e ricevere risposta da una Persona che mi tratta da Persona
- Telefonare al call center della mia rete telefonica e riuscire a ottenere una richiesta di rimborso senza neanche chiederla, perché l'operatore si è reso conto della mia buona fede (e forse anche perché l'ho trattato con gentilezza, tanto è mica lui il responsabile dei problemi della mia fattura...)
- i raggi del sole che spuntavano tra le nuvole
- la salsiccia sarda
- le telefonate con le amiche (ore e ore e ore... ^___^)
- la psicologa dell'ospedale dove sono in cura e la sua eccezionale capacità di ascoltare e di cogliere sempre il positivo in quello che dici
- la trasmissione "Vieni via con me" di ieri sera, e tutto quello che ha voluto dire per me e per tanti altri
- l'amica che, dopo aver chiaccherato, è andata a fare la sua prima donazione di sangue e a iscriversi al Registro Donatori
- poter guidare e andare in giro anche da sola, perché in questi giorni sto bene
- mamma e babbo eccezionali come sempre e anche di più

E potrei continuare...
GRAZIE!!!!

giovedì 4 novembre 2010

Rinascere


Siamo miliardi.
Abitiamo i medesimi spazi.
Respiriamo la stessa aria.
Possediamo le stesse cose, chi più, chi meno.
Eppure siamo distanti.

Crediamo di essere collegati con il mondo intero,
di conoscere ciò che accade nel momento in cui accade.
Ma la verità è che non sappiamo nulla di ciò che conta.
La verità è che abbiamo paura di quello che non conosciamo.
La verità, quindi, è che abbiamo paura di tutto.

Nessuno di noi può immaginare cosa significhi smettere di esistere.
Sembra impossibile che il mondo possa continuare senza di noi.
Eppure arriva un momento in cui tutti ci troviamo di fronte a questo pensiero.
Alcuni vengono assaliti dalla paura.
Altri, invece, iniziano a lottare.

È difficile tenere a bada la paura.
La curiosa sensazione di essere indispensabili,
di poter fare a meno di tutto e di tutti,
improvvisamente svanisce.
Se ci guardiamo da lontano
siamo così tanti da essere soli.
Ma se ci avviciniamo a noi stessi
scopriamo i legami con le persone che contano.
Le persone che lasciamo
sono la ragione per continuare a lottare.

La sensazione è quella di una porta che si apre improvvisamente,
e la luce che entra è quasi insostenibile.
È così forte da fare male, ma non importa.
L'unica cosa che vuoi
è cancellare l'oscurità che ti avvolge.
Credevi di essere solo,
e invece non è così.
Esiste qualcuno in grado di restituirti tutto ciò che conta:
il caffè alla mattina,
gli appunti presi al tavolo di un bar...
Improvvisamente torni a vivere.

Siamo miliardi.
Abitiamo i medesimi spazi.
Respiriamo la stessa aria.
Crediamo di essere soli, eppure...
esiste una persona, da qualche parte,
a cui siamo legati più che a ogni altra cosa.
Qualcuno a cui dobbiamo tutto
o a cui possiamo donare tutto.
Quella persona esiste.
Non dobbiamo fare altro
che iniziare a cercarla.

(Dal cortometraggio "Rinascere")

ADMO - "Rinascere" - Trailer

Esiste una persona, da qualche parte, a cui siamo legati più che a ogni altra...

martedì 2 novembre 2010

Due novembre

(www.pbase.com)
Non esistono uomini poco interessanti.
I loro destini sono storie di pianeti.
In ciascun destino tutto è proprio, particolare,
e non esiste pianeta che gli somigli.
Ma se qualcuno è vissuto inosservato –
e si è fatto un amico
di questo suo essere inosservato –
tra gli uomini è stato interessante
con il suo stesso passare inosservato.
Ciascuno ha un mondo misterioso tutto suo.
Esiste in questo mondo l’attimo più bello,
esiste in questo mondo l’ora più tremenda,
ma niente di tutto ciò è conosciuto da noi.
E se muore un uomo,
con lui muore la sua prima neve,
il primo bacio e il primo combattimento…
Tutto questo egli lo porta con sé.
Sì, rimangono libri e ponti,
e macchine e tele di pittori.
Sì, è destino che molto rimanga,
eppure qualcosa se ne va ugualmente.
Questa la regola di un gioco spietato:
non muoiono uomini, ma interi mondi.
Ricordiamo gli uomini, terreni e peccatori.
Ma che ne sapevamo, in sostanza, di loro?
Che ne sappiamo dei fratelli, degli amici?
Che ne sappiamo del nostro unico amore?
Anche del nostro stesso padre
noi, tutto sapendo, non sappiamo niente.
Gli uomini se ne vanno…
Impossibile richiamarli in vita.
Impossibile risuscitare i loro mondi segreti.
E ogni volta desidero di nuovo
gridare per questa irrevocabilità.

(Evghenij Evtuscenko, Paese Sera)


Un giorno ci ritroveremo nella casa del Padre,
dove l'amore di Cristo, che tutto vince,
trasformerà la morte in aurora di vita eterna.

(dal Rito cattolico delle Esequie)

sabato 30 ottobre 2010

Il valore dell'attesa

A volte, quando ci succede qualcosa di bello, si dice: ne è valsa la pena aspettare tanto per avere questo.
Mi trovo, ancora una volta, ad aspettare un donatore. Aspettarlo con trepidazione e anche impazienza, perché se non arriva in fretta si profilano altre terapie antipatiche per "prolungare" l'attesa...
E mi ritrovo a pensare che non solo ne vale la pena, di aspettare: è proprio l'attesa a dare un valore grande alle cose più belle.
Tutti quegli anni di studio, e alla fine la laurea: che soddisfazione! E poi prepararti, osservare, imparare, aspettare... e a un certo punto ritrovarti, da sola, con il tuo paziente, e farcela. Sapendo che ce l'hai fatta perché c'è stato tutto quel "prima", perché non hai improvvisato.
Ore e ore a fare esercizietti sulla chitarra, sentendoti stupida e incapace a ripetere sempre gli stessi tre accordi, e dopo qualche anno suoni con gli amici, e si canta insieme...
Aspettare la visita di un amico, di un'amica, preparare qualcosa per merenda per lui/lei, e godersi ogni minuto in cui si sta insieme a chiaccherare...
L'attesa più bella che vedo intorno a me: i primi esami, il pancione che cresce, e vedere che per quanto sentano calci e provino a immaginare come sarà questo bimbo in arrivo, nessuno dei nuovi genitori è davvero "pronto", nessuno può fermare lo stupore davanti a questa cosa che non è solo un "bimbo", è una persona, altro da te...

Quando ero piccola andavo in Sardegna dai parenti in nave. Ricordo il lungo viaggio in macchina fino a Genova (mio papà per anni non ha voluto fare l'autostrada...), la sera in nave che non finiva mai, svegliarsi al mattino ancora in nave, salire in macchina... e sbarcare in un altro mondo.
Ora in Sardegna ci vado in aereo. Adoro volare, è veloce e comodo. Ma mi manca un po' quella sensazione di "passaggio", quella transizione gustata e attesa, quella soddisfazione del viaggio che veniva proprio dal fatto che era lungo, e di notte.

Siamo ormai vicini all'Avvento, e penso al valore che ha anche quell'attesa del Natale. L'attesa di un fatto già avvenuto: Dio è diventato uomo. Una cosa così pazzesca che non ci pensiamo neanche e ci sembra normale, scontata. O così inverosimile da non essere presa in considerazione.
E spero che la mia piccola attesa di ora mi aiuti a vivere anche l'attesa dell'Avvento, e tutti i pensieri che verranno, e che scriverò poi...
Per ora, aspetto. Sapendo che ogni giorno di attesa dà più valore al dono che riceverò.

martedì 26 ottobre 2010

Nel Tuo amore siamo un popolo

Questo l'ho fatto io tempo fa... mi sembra bello condividerlo con voi nel mese in cui cerchiamo di sensibilizzarci alla Missione, al fatto di essere davvero, tutti, un unico popolo...