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sabato 1 gennaio 2011

GIORNO UNO

Ieri era il mio “giorno zero”.
Il giorno in cui ho ricevuto le staminali di un generoso ragazzo tedesco di 19 anni che nemmeno mi conosce, che forse mi ha salvato la vita. Che sicuramente mi ha dato l'unica speranza che potevo ancora avere.
Il mio "albero di Natale"

Anno nuovo, midollo nuovo. Battuta forse un po' scontata. Ma quell'”anno nuovo, vita nuova” è un augurio che per me quest'anno contiene una speranza che non so dire.

Speranza perché la generosità è ancora presente al mondo, nonostante quello che vogliono farci credere. Sono convinta che il mondo vada avanti proprio grazie ai fatti concreti di chi decide ancora e nonostante tutto di amare, di fidarsi, di creare una famiglia e fare dei figli, di dare qualcosa di sé: il proprio tempo nel volontariato, il proprio sangue, le proprie staminali.

Speranza perché non so le motivazioni che hanno spinto questo ragazzo al suo gesto. Non so se l'ha fatto per fede o pura umanità. Ma sono convinta che le due cose si identifichino: là dove ci sono valori profondamente umani, è perché sono dati da Dio che ha creato l'uomo. Ci ha fatti così. E questo unisce e unirà sempre chi crede e chi non crede: la ricerca dei valori umani più profondi.

Speranza perché a salvarmi è un ragazzo di 19 anni. E di questi tempi in cui i giovani sono spesso visti come un “problema” e persino il nostro presidente Napolitano deve ricordare a tutti che invece sono un'opportunità che chiede solo di avere la sua possibilità (grande!), un ragazzo di 19 anni fa una cosa così. Alla faccia di tutte le marionette che si credono importanti perché passano 5 minuti in tv. Non sono loro che cambiano il mondo, non saranno amate perché sono conosciute. Questo ragazzo avrà sempre qualcuno che pensa a lui con gratitudine, che prega per il bene suo e di chi ama.
Le "mie" staminali nuove!!!!

Ieri era il “giorno zero”, oggi è il “giorno uno”.
Mi piace l'idea: lo zero resta lì da solo, l'uno è l'inizio di una serie.
Se il neonato si fermasse al primo respiro staremmo freschi...
E poi, neanche a volerlo, è sottolineato dalla data: 1/1/11, una sfilza di uno che mette allegria!!!
Oggi è il giorno uno della mia vita tutta nuova.
Buon anno a tutti!!!

sabato 20 novembre 2010

Persone speciali

Stamattina a Torino c'è una gran nebbia. Parto ben coperta, la macchina si scalda in fretta per fortuna. A Pinerolo il cielo si apre, montagne splendide piene di neve, il Monviso si staglia contro un cielo azzurro blu chiaro e pulito, il sole splende luminoso e caldo. Passo Pinerolo e ho la conferma di essere sulla strada giusta quando, alla prima rotonda all'ingresso di Villar Perosa, vedo un cartello: ADMO.
Il navigatore mi porta sicuro alla via giusta anche se si perde un po' sul numero civico, ma non ce n'è bisogno: anche sulla facciata di Casa Marisa c'è il logo ben visibile. Sono nella nuova sede dell'ADMO Piemonte.
Mi accoglie Raffaella, la coordinatrice regionale ADMO. Mi sembra che ci sia subito simpatia, ci si intende, capisce la mia esperienza. Quasi subito arriva anche Mario Bella, che tra l'altro è anche zio di Raffaella. Mario Bella è uno dei fondatori e forse il motore principale dell'ADMO Piemonte (e non solo), da quello che ho letto prima di venire qui. Suo figlio Rossano è morto di leucemia vent'anni fa, senza poter arrivare al trapianto, unica terapia che avrebbe potuto dargli una possibilità. E ha lasciato una lettera lucida, commovente, che terminava con le parole: "per amor di Dio non fate che la mia morte non serva a nulla, combattete la leucemia." Il sottolineato è nell'originale. Un mandato a cui Mario non è mai venuto meno. Il dolore per la perdita di Rossano, e il desiderio profondo che meno persone possibile debbano vivere la stessa sofferenza, è stato ed è il motore di Mario, di Raffaella (Rossano era suo cugino) e di tante persone che hanno dato tempo (e molto altro) per l'ADMO.
Mi mostrano Casa Marisa: una casa ristrutturata che a quanto ho capito a breve sarà pienamente utilizzabile. Al piano terra l'ufficio ADMO, una sala di rappresentanza e riunioni, una piccola stanza con la cucina in cui chiaccherare con tranquillità, i magazzini. Al piano superiore quattro camere trasformate in mini-alloggi per i malati e le loro famiglie: chi viene da lontano e non sa dove andare, chi ha bisogno di un po' di "aria buona" dopo terapie lunghe e pesanti, qui troverà un ambiente accogliente.
Mi colpisce la sala riunioni, e non solo perché è bella. La chiamano "Sala dei Volontari", è dedicata ai volontari di Villar Perosa, ci sono dei quadri e alcune sculture fatte da Mario Bella. Mi dice: "A me hanno insegnato così, per me il primo volontario è Cristo". E indica una statua in legno che rappresenta il volto del Cristo sofferente. L'ha fatta lui.
Mario Bella va via, ma rimango ancora a lungo a parlare con Raffaella. Così a lungo che alla fine andiamo anche insieme a pranzo, un panino al bar, ma mangiato con calma e tranquillità. Ci raccontiamo le nostre esperienze, le motivazioni che ci spingono a fare quello che facciamo, i modi in cui viviamo e sentiamo alcune cose. Ho modo di raccontare tanto di quello che provo, e lei ascolta, e racconta a sua volta. Mi spiega come si svolgono gli incontri nelle scuole a cui vorrei partecipare in attesa del trapianto. Non vedo l'ora di esserci, di sperimentarli dal vivo.
Finisce il panino, torniamo alla mia macchina. Un ultimo scambio di parole, un ultimo saluto e riparto. Non mi sbagliavo pensando che oggi avrei conosciuto persone speciali.